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I Disturbi del Comportamento Alimentare Psicogeno, anche detti semplicemente disturbi alimentari, sono descritti all’interno di una vasta letteratura specialistica sull’argomento e sono raccontati e narrati, anche visivamente, attraverso servizi televisivi, inchieste e notizie di cronaca. Tale attenzione, sia scientifica che mediatica, si è rivolta con maggiore attenzione e curiosità al disturbo considerato più grave, ovvero l’anoressia. Per cui, oggi, quando si accenna a tale categoria di disturbi, si materializza il fantasma della ragazza scheletro.

La bulimia, invece, gode di minore rappresentazione e viene semplicemente considerata il contrario della prima.

Quello che in prima istanza è importante chiarire è che il progetto anoressico e quello bulimico coincidono, salvo che nel caso della anoressia e nelle fasi anoressiche il progetto è mantenuto con grande forza di volontà, mentre nella bulimia e nelle fasi bulimiche questo crolla sotto l’impeto della spinta pulsionale.

Bisogna sfatare un altro mito, quello che divide ed oppone su due estremi opposti anoressia e bulimia; fase bulimica e fase anoressica sono spesso momenti che si alternano all’interno del progetto portato avanti dalle persone che manifestano un disturbo del comportamento alimentare.

La psicoterapia è uno spazio in cui poter raccontare in maniera nuova questo progetto esistenziale che sfocia nei sintomi tipici dei Disturbi del Comportamento Alimentare; questi sintomi, sono già una cura per le persone che li vivono, sono già una strategia per raggiungere il proprio obiettivo. Anche questo spiega le resistenze e difficoltà del momento terapeutico.

Il percorso psicoterapeutico mira a rendere umane queste descrizioni, rendere umane, uniche e personali queste storie che si appiattiscono sui sintomi e sull’alimentazione; a dare e ricostruire il valore delle emozioni, della sensibilità, dei progetti di vita di chi manifesta il proprio mondo interiore nella forma del Disturbo del Comportamento Alimentare.