La parola dipendenza rimanda ad una condizione in cui “non si può fare a meno di ..” e pertanto al periodo dell’infanzia, in cui l’individuo non potrebbe sopravvivere senza le cure parentali. Daniele Manasse si occupa di diversi tipi di dipendenze, come il gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo e la tossicodipendenza.

Utilizzando questo termine in riferimento alle fasi adulte della vita, assume diverse connotazioni tra cui: quello di inferiorità e subordinazione nei confronti di altre persone; l’impossibilità di definire da soli la propria esistenza (economicamente, psicologicamente, fisicamente od affettivamente).

La tossicodipendenza

E’ una forma di dipendenza in cui una sostanza media ed altera il rapporto dell’individuo con il mondo e con sé stesso, mutando lentamente gli equilibri fisiologici e psicologici del corpo stesso. Le dipendenze più comuni, che hanno come sfondo il mercato delle sostanze psicotrope (cioè che hanno un effetto sulla nostra esperienza) sono quelle da eroina e cocaina. Per altre sostanze per cui l’effetto tossicologico di astinenza è assente o presente in forme meno pervasive, come nel caso dei cannabinoidi, di sostanze empatogene (MDMA/Ecstasy), di allucinogeni (LSD e simili) e di molte altre sostanze, possiamo utilizzare i termini di uso ed abuso.

L’intervento di un professionista della parola e della narrazione di sé, quali sono psicologo e psicoterapeuta è utile per aiutare la persona a ridefinire il significato proprio uso, abuso o dipendenza dalle sostanze.

Infatti, l’utilizzo di sostanze spesso accompagna la persona in fasi in cui le relazioni affettive e la possibilità/necessità di divenire autonomi sono tematiche importanti.

In questo settore lo psicologo/psicoterapeuta collabora con altre figure specialistiche, quali ad esempio gli psichiatri, per la definizione di una terapia che preveda anche i farmaci, nei casi in cui questo sia utile.

Dipendenze da Comportamento

Questi comportamenti assumono la definizione di dipendenza nonostante a mediare l’esperienza della persona con il mondo non siano sostanze che hanno un effetto sulla mente, bensì oggetti, attività, comportamenti, che promettono e/o offrono gratificazioni di diverso genere. Prendo in esame in particolare l’esempio delle Ludopatie/Gioco d’Azzardo Patologico e dello Shopping Compulsivo.

Gioco d’Azzardo Patologico La problematicità descritta a livello individuale come GAP (gioco d’azzardo patologico) ed a livello sociale come ludopatia ha trovato una diffusione molto ampia negli anni 2000, con il proliferare delle lotterie e dei giochi di rischio gestiti dallo stato. Questa offerta di possibilità di gioco è innanzitutto invadente nel territorio, infatti la presenza di spazi in cui accedere a lotterie, slot machines ecc. è aumentata a dismisura; la proposta di gioco d’azzardo è inoltre ammiccante alla possibilità di vittoria facile e risolutiva, infatti lo slogan è “ti piace vincere facile?”. Il risultato è che i comportamenti di gioco hanno investito categorie di individui che un tempo non avevano modo di entrare in contatto con questo mondo. Oggi casalinghe, giovani, anziani, donne hanno un’offerta legale di gioco d’azzardo continua e capillare. Ove ci sia una concentrazione di esercizi commerciali, si segnala la presenza di slot machines, distributori di gratta e vinci (anche alla posta), lotterie di vario genere. Un evento storico che ha “arricchito” questo panorama è oggi la possibilità di giocare online, cioè attraverso internet.

In termini psichiatrici la condizione dei giocatori problematici o patologici prende il nome di GAP, Gioco d’Azzardo Compulsivo. Chi vive questo stato psicologico spende interi patrimoni personali e familiari, riuscendo spesso a nascondere il proprio comportamento a conoscenti e familiari, ottenendo così di peggiorare la propria situazione economica e di rimandare il momento in cui dovranno farsi carico della propria situazione.

Un intervento di psicoterapia è importante ed è adattato alla particolare situazione di queste persone, che necessitano di essere sostenute e guidate in un percorso di definizione della propria condizione economica, dei possibili debiti e di salvaguardia dalle possibili minacce di usurai e creditori. Può essere anche utile garantire uno spazio di consulenza ai familiari per strutturare un ambiente che permetta una migliore gestione della problematica.

Il giocatore attraverso la psicoterapia può affrontare quell’aspetto di compulsione e di accanimento cui non riesce a dare spiegazione se non dicendo che è sbagliato od irragionevole quello che ha fatto; ricostruire il proprio mondo interiore, rispetto a sé stesso, rispetto alle proprie scelte, progetti e relazioni affettive è un “arricchimento” inaspettato, che pone le basi per comprendersi ed essere meno impulsivi.

Shopping compulsivo

Lo shopping si dice compulsivo quando gli individui comprano oggetti per sé stessi od altri, in una sorta di attività che permette di distaccarsi da problematiche sentite come angoscianti. Questa attività cresce all’interno di una società consumistica ed è favorita dalle recenti possibilità offerte dalle nuove tecnologie. A volte l’acquisto impulsivo di oggetti, beni e prodotti sfocia anche nel comportamento in cui le persone accumulano oggetti in proprio possesso, oltre ogni forma di utilità.

Raccontare, definire quello che la persona prova e vive nel rapporto con sé stesso e con le persone significative della propria vita è fondamentale per recuperare il senso perduto di questi comportamenti e riappropriarsi quindi di una sorta di bussola emotiva, che indichi la direzione perduta e desiderata della propria vita.